All’aria aperta

All’aria aperta

Grazie alla sua posizione collinare (463 m s.l.m.), Monterubbiano offre passeggiate di grande valore, in cui natura, storia e arte convivono ed emozionano.
Mura antiche

Mura antiche

A ovest del centro abitato è ben visibile un ampio giro di mura che include un vasto spazio libero dall’edificazione urbana con grande valenza paesaggistica.

Fu Francesco Sforza, che tra il 1433 e il 1446, rafforzò, ampliò e fornì di baluardi le fortificazioni già esistenti. La cinta muraria fu dotata di: Cassero, l’unico di cui restano alcune tracce delle fondamenta nella zona basamentale esterna del Palazzo Secreti; il Girone, tratto di cinta che andava da Porta del Pero a Porta Sant’Andrea; e Rocca Coccaro dove si trova l’attuale Parco pubblico di San Rocco. Alla fine del 1896 il circuito delle mura era lungo 1553 m, con la presenza di 11 torrioni.

Nella parte sud del paese, quella che anticamente scendeva verso la Vallata del fiume Aso, si apre Porta San Basso, conosciuta dai paesani come Porta Vecchia. Altri due accessi al paese erano: Porta del Pero a nord, sulla strada per Fermo e Porta Sant’Andrea a ovest, in direzione Petritoli che costituiscono i resti dell’antica cinta muraria.

Giardini pubblici “Giacomo Leopardi” – Parco San Rocco

Il parco storico di San Rocco è un parco all’italiana che occupa una vasta area a nord del centro storico. La sua realizzazione iniziò nel 1892 quando, per creare un’area idonea, venne spianato il Colle Coccaro con l’impiego delle forze di tutti i paesani che, con miseri attrezzi, effettuarono uno straordinario movimento di terra. Il coraggioso architetto che intraprese una così colossale iniziativa fu Luca Galli, un monterubbianese che si cimentò brillantemente anche nella realizzazione del Cimitero Monumentale e del Teatro Pagani.

Il parco è caratterizzato da una frizzante frescura estiva e da un silenzio rasserenante che regalano ai visitatori dei momenti di tranquillità e pace. L’essenza arborea prevalente è il leccio che dà per tutto l’anno un colore verde smeraldo. Sono presenti anche pini di varie specie, tigli e alberi di Giuda. Il parco ospita al suo interno avifauna e diversi esemplari di scoiattoli rossi e grigi. All’interno dei giardini sono presenti alcuni busti, perlopiù bronzei, raffiguranti cittadini monterubbianesi illustri (scienziati, artisti, studiosi) che nei vari settori hanno dimostrato eccellenti capacità a onore della disciplina e del paese natio. Tra i busti presenti all’interno del parco ci sono quello di: Luca Galli, architetto; Eugenio Centanni, medico; Oreste Murani, fisico; Temistocle Calzecchi Onesti, fisico; Stefano Mircoli, medico; ed una pietra con scritto un sonetto di Luigi Centanni. Nella parte sottostante il parco, nel lato ovest, si trovano un’area attrezzata, un chiosco bar pizzeria, un’area bambinopoli con campo da calcetto.

Il Ghetto Ebraico

Costeggiando a sud la piazza centrale Temistocle Calzecchi Onesti, si arriva al Ghetto Ebraico. Questa zona è chiamata dai monterubbianesi “Le Spiagge” in quanto è investita dai raggi solari per gran parte del giorno. In questa zona, fin dal XIII secolo si è stanziata una comunità ebraica, una delle più importanti del fermano. All’epoca le abitazioni e le botteghe erano tutte collegate tra di loro da passaggi sotterranei che oggi sono solo parzialmente percorribili. È possibile vedere i resti architettonici di una sinagoga, per la presenza sul muro di un arco così ampio da essere stato individuato come l’accesso a un luogo sacro. Le proficue attività esercitate dagli ebrei di Monterubbiano erano la manifattura tessile e la concia delle pelli. Nella prima metà del Cinquecento una grave crisi finanziaria colpì il paese tanto che per superarla il Comune si indebitò con gli ebrei e dovette vendere una proprietà terriera al vicino Comune di Montefiore dell’Aso per sanare il debito. Era il 6 settembre 1547 e il fiume diventò il confine naturale fra i due paesi.

Cimitero Monumentale

Nel 1875, considerato lo stato di abbandono del cimitero comunale e vista la sua inadeguatezza alle nuove disposizioni di legge, su proposta dell’architetto Luca Galli, viene adeguata la struttura preesistente. Il cimitero è costruito da un asse longitudinale di simmetria che divide la corte porticata sui due lati maggiori. Sul lato minore è l’ingresso con un pronao classico in stile dorico e rialzato rispetto alla strada. L’altra facciata, rivolta all’interno, fa da chiusura al perimetro rettangolare. La cappella centrale ripropone il pronao d’ingresso con le semicolonne addossate alla muratura svolgono la funzione di lesene. La cappella è sormontata da una lanterna che fa da piedistallo a una statua in ghisa rappresentante in allegoria l’Immortalità, alta 280 cm, eseguita dallo scultore Nicola Ceprelli di Fermo. La statua è stata realizzata dalle officine dell’Istituto Tecnico Montani di Fermo ed è coeva del progetto iniziale. Da questo nucleo originario il cimitero subisce una serie di ampliamenti a partire dagli anni Venti, nell’immediato dopoguerra, negli anni Sessanta arrivando alla forma attuale, così come la vediamo oggi.

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